Appunti di Marcello Visconti: Perché ME XIII?
L ’A.S.C.I. del periodo fra la sua creazione e la sua soppressione (da parte del governo fascista) diede vita a Messina sino a nove riparti, progressivamente numerati man mano che si andavano formando. Nell’immediato dopoguerra, appassionati ex scouts ridiedero vita all’ASCI: così, anche a Messina ad opera del prof. Domenico Schirò, il quale ricreò alcuni vecchi riparti e ne creò di nuovi, dando a questi ultimi una numerazione seguenti ai primi. Da qui ME XIII.
I riparti rinati o nati nel primo dopoguerra, comprendevano i Lupetti (bambini fra gli otto e gli undici anni), Esploratori (ragazzi tra i dodici ed i sedici anni [il termine scout sarà adottato qualche anno più tardi]). Gli esploratori erano riuniti a gruppi di 6/8 a formare le squadriglie; i Lupetti formavano le sestiglie.
Via via che l’ASCI si sviluppava in tutta Italia ne veniva migliorata l’organizzazione nel territorio, la didattica e quant’altro. Così, in un primo momento il Riparto venne suddiviso in Riparto propriamente detto ed in Branco di Lupetti; successivamente fu suddiviso in Branco, Riparto e Clan di Rovere (giovani dai 16 ai 20 anni): l’insieme prese il nome di Gruppo.
Talora il Gruppo, in considerazione del notevole numero di scouts, ebbe anche due riparti: così avvenne per il ME XIII.
Il ME XIII nasce dalla convergenza degli entusiasmi del prof. Schirò e dell’allora Direttore dell’Oratorio Salesiano “Domenico Savio”, Don Allegra, il quale assegna al Riparto il chierico don Raffaele Tripoli come assistente ecclesiastico. Si è sul finire del 1944. Tutto è nebuloso, approssimativo, ma c’è tanto entusiasmo, tanta voglia di fare. Anche le uniformi sono approssimative: una camicia kaki, un pantalone blu, un fazzoletto biancoverde al collo. Tutto il 1945 e parte del 1946 trascorrono in una continua crescita numerica, ma anche e soprattutto, formativa. Gli entusiasmi iniziali rimangono, ma vengono affiancati da una sempre maggiore consapevolezza del perché Scout e perché Scout nel ME XIII.
Nessuno era capo “brevettato” se non che Giuseppe Bertuccio, il Peppino che quanti sono stati nel ME XIII hanno amato e che i più vecchi quasi venerano. Peppino nel 1947 frequentò il Campo Scuola Nazionale permanente di Colico (CO).
Gli altri Capi erano, eravamo quasi “apprendisti stregoni”: ci scambiavamo esperienze, divoravamo le poche pubblicazioni disponibili, vivevamo insieme tutto il nostro tempo libero dedicandolo in grandissima parte al ME XIII in uno spirito di fratellanza che per molti ancora dura.
In quegli anni, soprattutto i primi 10 anni, bastava essere un pò più grandi di età o più “anziani di servizio” per dare ai più giovani ciò che si era ricevuto. Quanti nomi non appaiono nell’organigramma! Luigi Gasparini, Enzo Romano, i fratelli Trinchera, Pippo e Franco Nicosia; ma non sono che alcuni soltanto.
Già i nomi: per quello che memoria permette di ricordare, durante il primo decennio di vita del ME XIII, l’intero decennio o parte di esso, c’erano anche saro Venuti, Pippo Sotera, Nuccio Fava, Pippo Calcaterra, Totò Drago, Nino e marco Giuffrida, Giovanni Atanasio, Renzo Mondovici, Pippo de Luca, Franco Strano, Antonello Maffa, Mimmo Laganà, e poi…. e poi tanti volti ai quali non si riesce a collegare un nome: purtroppo! Ma come ricordare gli almeno 200 giovani che, almeno per una parte di quegli anni, hanno indossato il fazzoletto bianco-verde ?
Se volessi tornare col pensiero al 1944/45 e rivedere il mio “perché” nel ME XIII non avrei dubbi: ero studente ed oratoriano del “Domenico Savio”, mi venne proposta un’esperienza particolare: vivere, assieme ad altri miei coetanei sparsi per il mondo, il “Grande Gioco”, un gioco che ci preparasse a vivere da perfetti cristiani, da cittadini integerrimi.
“Estote parati” divenne imperativo categorico della mia, della nostra vita e per far questo determinante fu il vivere insieme un fraternità non di maniera, ma profondamente sentita e vissuta; fu l’esperienza del vivere il più possibile a contatto con la natura, fu la pratica quotidiana di cento attività, dalla pionieristica ai lavori artigianali, dallo sport al servizio presso le Comunità in cui vivevamo. Fu un insieme di piccole e grandi cose che ci unirono sempre più e che crearono in noi, soprattutto in noi più grandi e più “anziani”, sotto la guida direi quasi amorevole di Peppino e, in particolare di Don Miracola – senza dimenticare Santi Giuffrida – quel particolare stile di vita che è lo “Stile Scout”
Il 1945 trascorre, per il ME XIII, molto tranquillamente. Siamo in pochi, ma lentamente si cresce di numero, seppure non molto di qualità. Dopo la Messa domenicale via a fare delle brevi uscite a Gavitelli, a Castelluccio, a Puntale Arena (una collinetta non più esistente che si levava lungo il Viale Principe Umberto a Rocca Guelfonia)
È il 1946 che vede i primi campeggi. Il primo è un campo di zona a Torre Faro. Non siamo attrezzati, ma “accantonati” nelle scuole elementari. Ma tant’è: si sta insieme ed è una prima buona esperienza, anche perché siamo oltre un centinaio fra tutti i Riparti messinesi.
Più importante, a fine estate, la partecipazione al 1° campo nazionale Scout a Villa Molinaro a Roma. I messinesi siamo solo una ventina, raccolti in un unico Riparto di formazione. Il ME XII ed il ME XIII hanno le rappresentanze più numerose: sette scouts! Ma i tempi erano quelli che erano; eppure fu un’esperienza esaltante, fu una ricchezza per tutti e, soprattutto, per il ME XIII.
Il 1947 fu un anno nero per il ME XIII. Don Miracola dovette lasciare Messina. Anche Peppino lasciò Messina per motivi di studio. Alcuni Salesiani, responsabili di gruppi oratoriali e un po’ invidiosi del Riparto, fecero di tutto perché questi venisse smantellato. Ma non fu così! Restammo in sette, ma tenemmo duro in attesa di tempi migliori.
Il 1948 inizia stentatamente, però in seguito, il nuovo Assistente, Don Genovesi, rivivifica il Riparto con l’impegno di quei sette appassionati. Campeggi a Curcuraci, a Pezzolo, pernottamenti anche di una sola notte, uscite quasi tutte le domeniche e, soprattutto, il Pellegrinaggio Nazionale Rovers Assisi-Roma in occasione delle manifestazioni per gli 80 anni della Gioventù Cattolica di Azione Cattolica: 7000 Rovers “ospiti” a Roma di 450.000 giovani di Azione Cattolica !
Il 1949 è l’anno della ripresa. Anche il nuovo Assistente Don Vitale, in perfetta sintonia con Peppino, il quale è presente con una continua corrispondenza epistolare, si prodiga per il bene del Riparto che torna a crescere anche numericamente.
Una prima conseguenza ne è il primo campo mobile lungo la dorsale peloritana da Portella S. Rizzo a Portella Mandrazzi compiuto da tre Rovers. Poi la partecipazione al 1° Campo Regionale al parco della Favorita a Palermo ed il primo lungo campo di Riparto a Gambarie: 15 giorni!
Il 1950, verso la sua fine, vede il rientro di Don Miracola che trova il Riparto, ormai divenuto Gruppo, lanciato verso sviluppi sempre più consistenti. Oltre alla partecipazione a Roma all’Anno santo, quanti i campi, i bivacchi, la uscite…! Adesso gli scouts cominciano ad avere le “specializzazioni”. Buon segno!
1951 – 1955 Adesso è quasi tutto ripetitivo. La partecipazione massiccia al campo Nazionale Scouts di Opi del 1951 è uno degli aspetti più appariscenti; ma appariscenti sono anche alcune “vocazioni tardive” come quelle di Franco Marzachì o Pippo De Luca. Poi nel 1952 la partecipazione del Clan al 1° campo nazionale Rover in Val di Dentro di S. Candido. Che effetto quelle divise per la prima volta veramente uniformi e non arrangiate! Nel 1954 alcuni Rovere prestano il loro servizio durante l’alluvione di Bianco ed Africo in Calabria.
In questi anni molti lasciano il Gruppo per ragioni di studio o lavoro: qualcuno va già a fare il servizio militare. Sono i più vecchi, subito rimpiazzati da altri con nuove promesse. Io lascio Messina nel 1955 con negli occhi, nella mente e nel cuore la chiesa dei salesiani con i banchi pieni di 124 lupetti, Scouts e Rovers del ME XIII.
Marcello Visconti
I riparti rinati o nati nel primo dopoguerra, comprendevano i Lupetti (bambini fra gli otto e gli undici anni), Esploratori (ragazzi tra i dodici ed i sedici anni [il termine scout sarà adottato qualche anno più tardi]). Gli esploratori erano riuniti a gruppi di 6/8 a formare le squadriglie; i Lupetti formavano le sestiglie.
Via via che l’ASCI si sviluppava in tutta Italia ne veniva migliorata l’organizzazione nel territorio, la didattica e quant’altro. Così, in un primo momento il Riparto venne suddiviso in Riparto propriamente detto ed in Branco di Lupetti; successivamente fu suddiviso in Branco, Riparto e Clan di Rovere (giovani dai 16 ai 20 anni): l’insieme prese il nome di Gruppo.
Talora il Gruppo, in considerazione del notevole numero di scouts, ebbe anche due riparti: così avvenne per il ME XIII.
Il ME XIII nasce dalla convergenza degli entusiasmi del prof. Schirò e dell’allora Direttore dell’Oratorio Salesiano “Domenico Savio”, Don Allegra, il quale assegna al Riparto il chierico don Raffaele Tripoli come assistente ecclesiastico. Si è sul finire del 1944. Tutto è nebuloso, approssimativo, ma c’è tanto entusiasmo, tanta voglia di fare. Anche le uniformi sono approssimative: una camicia kaki, un pantalone blu, un fazzoletto biancoverde al collo. Tutto il 1945 e parte del 1946 trascorrono in una continua crescita numerica, ma anche e soprattutto, formativa. Gli entusiasmi iniziali rimangono, ma vengono affiancati da una sempre maggiore consapevolezza del perché Scout e perché Scout nel ME XIII.
Nessuno era capo “brevettato” se non che Giuseppe Bertuccio, il Peppino che quanti sono stati nel ME XIII hanno amato e che i più vecchi quasi venerano. Peppino nel 1947 frequentò il Campo Scuola Nazionale permanente di Colico (CO).
Gli altri Capi erano, eravamo quasi “apprendisti stregoni”: ci scambiavamo esperienze, divoravamo le poche pubblicazioni disponibili, vivevamo insieme tutto il nostro tempo libero dedicandolo in grandissima parte al ME XIII in uno spirito di fratellanza che per molti ancora dura.
In quegli anni, soprattutto i primi 10 anni, bastava essere un pò più grandi di età o più “anziani di servizio” per dare ai più giovani ciò che si era ricevuto. Quanti nomi non appaiono nell’organigramma! Luigi Gasparini, Enzo Romano, i fratelli Trinchera, Pippo e Franco Nicosia; ma non sono che alcuni soltanto.
Già i nomi: per quello che memoria permette di ricordare, durante il primo decennio di vita del ME XIII, l’intero decennio o parte di esso, c’erano anche saro Venuti, Pippo Sotera, Nuccio Fava, Pippo Calcaterra, Totò Drago, Nino e marco Giuffrida, Giovanni Atanasio, Renzo Mondovici, Pippo de Luca, Franco Strano, Antonello Maffa, Mimmo Laganà, e poi…. e poi tanti volti ai quali non si riesce a collegare un nome: purtroppo! Ma come ricordare gli almeno 200 giovani che, almeno per una parte di quegli anni, hanno indossato il fazzoletto bianco-verde ?
Se volessi tornare col pensiero al 1944/45 e rivedere il mio “perché” nel ME XIII non avrei dubbi: ero studente ed oratoriano del “Domenico Savio”, mi venne proposta un’esperienza particolare: vivere, assieme ad altri miei coetanei sparsi per il mondo, il “Grande Gioco”, un gioco che ci preparasse a vivere da perfetti cristiani, da cittadini integerrimi.
“Estote parati” divenne imperativo categorico della mia, della nostra vita e per far questo determinante fu il vivere insieme un fraternità non di maniera, ma profondamente sentita e vissuta; fu l’esperienza del vivere il più possibile a contatto con la natura, fu la pratica quotidiana di cento attività, dalla pionieristica ai lavori artigianali, dallo sport al servizio presso le Comunità in cui vivevamo. Fu un insieme di piccole e grandi cose che ci unirono sempre più e che crearono in noi, soprattutto in noi più grandi e più “anziani”, sotto la guida direi quasi amorevole di Peppino e, in particolare di Don Miracola – senza dimenticare Santi Giuffrida – quel particolare stile di vita che è lo “Stile Scout”
Il 1945 trascorre, per il ME XIII, molto tranquillamente. Siamo in pochi, ma lentamente si cresce di numero, seppure non molto di qualità. Dopo la Messa domenicale via a fare delle brevi uscite a Gavitelli, a Castelluccio, a Puntale Arena (una collinetta non più esistente che si levava lungo il Viale Principe Umberto a Rocca Guelfonia)
È il 1946 che vede i primi campeggi. Il primo è un campo di zona a Torre Faro. Non siamo attrezzati, ma “accantonati” nelle scuole elementari. Ma tant’è: si sta insieme ed è una prima buona esperienza, anche perché siamo oltre un centinaio fra tutti i Riparti messinesi.
Più importante, a fine estate, la partecipazione al 1° campo nazionale Scout a Villa Molinaro a Roma. I messinesi siamo solo una ventina, raccolti in un unico Riparto di formazione. Il ME XII ed il ME XIII hanno le rappresentanze più numerose: sette scouts! Ma i tempi erano quelli che erano; eppure fu un’esperienza esaltante, fu una ricchezza per tutti e, soprattutto, per il ME XIII.
Il 1947 fu un anno nero per il ME XIII. Don Miracola dovette lasciare Messina. Anche Peppino lasciò Messina per motivi di studio. Alcuni Salesiani, responsabili di gruppi oratoriali e un po’ invidiosi del Riparto, fecero di tutto perché questi venisse smantellato. Ma non fu così! Restammo in sette, ma tenemmo duro in attesa di tempi migliori.
Il 1948 inizia stentatamente, però in seguito, il nuovo Assistente, Don Genovesi, rivivifica il Riparto con l’impegno di quei sette appassionati. Campeggi a Curcuraci, a Pezzolo, pernottamenti anche di una sola notte, uscite quasi tutte le domeniche e, soprattutto, il Pellegrinaggio Nazionale Rovers Assisi-Roma in occasione delle manifestazioni per gli 80 anni della Gioventù Cattolica di Azione Cattolica: 7000 Rovers “ospiti” a Roma di 450.000 giovani di Azione Cattolica !
Il 1949 è l’anno della ripresa. Anche il nuovo Assistente Don Vitale, in perfetta sintonia con Peppino, il quale è presente con una continua corrispondenza epistolare, si prodiga per il bene del Riparto che torna a crescere anche numericamente.
Una prima conseguenza ne è il primo campo mobile lungo la dorsale peloritana da Portella S. Rizzo a Portella Mandrazzi compiuto da tre Rovers. Poi la partecipazione al 1° Campo Regionale al parco della Favorita a Palermo ed il primo lungo campo di Riparto a Gambarie: 15 giorni!
Il 1950, verso la sua fine, vede il rientro di Don Miracola che trova il Riparto, ormai divenuto Gruppo, lanciato verso sviluppi sempre più consistenti. Oltre alla partecipazione a Roma all’Anno santo, quanti i campi, i bivacchi, la uscite…! Adesso gli scouts cominciano ad avere le “specializzazioni”. Buon segno!
1951 – 1955 Adesso è quasi tutto ripetitivo. La partecipazione massiccia al campo Nazionale Scouts di Opi del 1951 è uno degli aspetti più appariscenti; ma appariscenti sono anche alcune “vocazioni tardive” come quelle di Franco Marzachì o Pippo De Luca. Poi nel 1952 la partecipazione del Clan al 1° campo nazionale Rover in Val di Dentro di S. Candido. Che effetto quelle divise per la prima volta veramente uniformi e non arrangiate! Nel 1954 alcuni Rovere prestano il loro servizio durante l’alluvione di Bianco ed Africo in Calabria.
In questi anni molti lasciano il Gruppo per ragioni di studio o lavoro: qualcuno va già a fare il servizio militare. Sono i più vecchi, subito rimpiazzati da altri con nuove promesse. Io lascio Messina nel 1955 con negli occhi, nella mente e nel cuore la chiesa dei salesiani con i banchi pieni di 124 lupetti, Scouts e Rovers del ME XIII.
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