Progetto Educativo 2009-2012
DALLE ORIGINI AL FUTURO
"Qualcuno ha detto che ciò che manca ai giovani è un ambiente.
Ebbene, noi abbiamo un ambiente da proporre loro nello scautismo e nel guidismo, ed è quello che Dio ha messo a disposizione di tutti:
l'aria aperta, la felicità, l'essere utili agli altri."
( B.P.)
a) Premessa:
La comunità capi Messina 13 Fra Santo Domina, dopo aver verificato il progetto scaduto, delinea il nuovo Progetto Educativo partendo da quella che è l’analisi del gruppo.
Nel corso della verifica risulta che non tutti gli obiettivi del vecchio progetto sono stati raggiunti e quelli raggiunti, forse, andavano attenzionati maggiormente.
Dalle origini al futuro vuol dire riscoprire i veri valori dello scautismo per educare i ragazzi a vivere il domani, all'interno o all'esterno dell’Associazione, secondo i valori della PARTENZA.
Vuol dire che occorre educare non alle emozioni (queste passano) ma alle esperienze dalle quali trarre i valori che permettono di vivere nel rispetto di se stessi, del Creatore, del creato e degli altri.
Ogni rover/scolta si ricorda della route fatta, della strada, del dormire in tenda, e conosce il valore della strada dello stare accanto a chi non riesce a camminare, dell'aiutarsi nelle difficoltà.
Queste sono esperienze e valori che si scoprono nella pista che diventa sentiero e infine si trasforma in strada.
a1) Branco
Riaperto dopo un anno di sosta, è composto da 14 bambini/e che provengono l'80% dalla parrocchia di Pompei, (2 provengono da un villaggio collinare).
Tutti sono alla loro prima esperienza con lo scoutismo. Solo 3 sono lupetti hanno qualche anno di lupettismo alle loro spalle. I “nuovi entrati” mostrano notevole interesse ed entusiasmo verso tutte le attività proposte, appartenenti certamente ad un mondo diverso da come solitamente vivono in famiglia o nel sociale.
Sono ben seguiti dalle famiglie di estrazione medio - alta . In alcuni di loro è presente uno spiccato senso di individualismo (protagonismo) che li fa apparire come dei piccoli leader, altri invece possedendo un maggiore attaccamento ai genitori (prevalentemente la figura materna) si affidano ai vecchi lupi.
La ricerca alla singola indipendenza è più marcata da parte di quei fratellini che hanno già fratelli/sorelle maggiori in attività, prendendo loro come riferimento.
a2) Reparto
I ragazzi provengono da più parti della città, anche in questo caso il target sociale è identico ai lupetti e ai ragazzi della branca RyS.
Sono presenti ragazzi con situazioni particolari (genitori separati, orfani di uno dei due..) che hanno , da parte nostra, attenzioni particolari. Situazioni che sono monitorate costantemente. Tra gli stessi coetanei vige una buona dose di “comprensione” che però mai sfocia nella “compassione”. E’ comunque vero che i ragazzi in oggetto sono spesso toccati da un senso di disagio tendente ad insicurezza decisionale.
In questa fascia di età, specialmente dopo i 13 – 14 anni, le caratteristiche di crescita in un ambiente che non è l’adolescenza stile anni ’70, tende ad inficiare – delegittimare la proposta dei capi unità i quali si trovano innanzi a soggetti che hanno poca o scarsa propensione per l’iniziativa autonoma (rivedendosi “forti” nel gruppo). Dimostrano imbarazzo nel giocare (quasi fosse appannaggio assoluto dei più piccoli), uno scarso interesse verso la proposta di fede e poca predisposizione all’ascolto. Quest’ultimo quasi come se la proposta scout fosse paragonata all’ambiente “aula scolastica” di cui i giovani risentono allorquando frequentano classi chiassose, rumorose e… poco ordinate.
La gestione del tempo da dedicare alla vita scout è quasi sempre messa tra le ultime fila della giornata tipo!
a3) Clan – Noviziato
La situazione logistico - familiare è pressocchè simile alle altre branche. I ragazzi provengono da famiglie dal tenore di vita medio - alto.
Spesso i genitori li considerano già “autonomi ed indipendenti”: Sono coloro i quali dimostrano avversione ed ostilità nell’etica del “mettersi in gioco”, del riconoscimento del lavoro (silente) svolto da chi gli sta accanto.
Nell’arco della giornata sono sempre impegnati (a fare cosa?) ma, fortunatamente, nei confronti dello scoutismo hanno un’affezione personalizzata dovuta anche al fatto che sono quasi tutti di provenienza associativa.
La loro presenza nelle varie attività è altalenante per motivi che adducono allo studio e altri impegni omettendo le attività scout alle quali attribuiscono un' importanza marginale per la loro crescita.
Buona parte di loro vivono il rapporto in branca r/s come se fossero un “ gruppo chiuso“ (tipico esempio negativo della società moderna) ed essendo molto uniti non tendono ad evidenziare i personali carismi che, specie nei più grandi, sono vivi e positivi, ma addirittura hanno atteggiamenti omertosi giustificandosi anche davanti ad emblematici comportamenti poco scout
A questo bisogna aggiungere i problemi di fede e di politica. Sono aspetti trainanti del nostro dialogo che trovano condivisione con chi di loro coltiva l'innato spirito di servizio (una minoranza !)
Sappiamo di dover lavorare tanto, siamo sicuri che già il rompere il “gruppo” facendolo assomigliare ad un clan di intenti e solidarietà potrà significare una piccola vittoria avvicinandoli alla scoperta di loro stessi e di chi hanno accanto.
a4) Comunità Capi
Composta da 13 elementi di varie età (dai 22 anni ai 54 anni), formazione sociale (studenti, impiegati, insegnanti) e formazione scout (3 non hanno iniziato l’iter, 4 con CFM, 1 CFA, 5 W.B.).
E' arricchita dalla presenza di capi già “formatori” con molta esperienza teorico–pratica e da ciò ne può scaturire una buona offerta “tutoriale” di trapasso nozioni per i più giovani che da quest’anno hanno “riposizionato i propri zaini” presso il nostro gruppo spinti da quello spirito di servizio permanente presente dal momento della “partenza”.
La voglia di confronto (tra i più ed i meno giovani) che ne scaturisce permette, di affrontare le problematiche che di volta in volta si presenteranno in Co.Ca., in modo costruttivo cercando di risolverle con lo spirito comunitario e nell'ottica della "correzione fraterna".
a5) La parrocchia/territorio
Il gruppo, nel territorio in cui si trova, è circondato da altri tre/quattro gruppi (di cui due abbastanza numerosi). Pertanto la concentrazione di questi comporta anche una certa concorrenza nell'offerta della proposta scout.
In passato la parrocchia ha condiviso poco la proposta scout dell’Associazione, privilegiando più le attività del catechismo, non riuscendo a cogliere che le due cose possono camminare di pari passo, come è avvenuto quest'anno appena trascorso finalmente!! .
La nostra è una Parrocchia che sta invecchiando, pochi sono i giovani, oltre al nostro gruppo c'è solo la Gi.Fra.
Mancano i momenti di incontro comunitari: ci si riunisce per pregare, per le veglie, per le adorazioni e poi......niente; non ci sono incontri fra i gruppi (anche se in passato abbiamo tentato di lavorare in questa direzione ), almeno per sapere quanti siamo cosa facciamo, ecc.
Il territorio parrocchiale è abbastanza vasto dove convivono ricchezza e povertà, mancano aree verdi.
Gli unici spazi ampi che i giovani possono usufruire sono: il San Luigi e i campetti della Parrocchia stessa, i quali però sono sfruttati da ragazzi solo per attività sportive.
In concreto
1° Obiettivo: Riscopriamo il gusto del fare per poter essere persone essenziali domani
Meta intermedia: Impariamo ad utilizzare le nostre mani, a riscoprire i nostri carismi
Attività: Costruiamo con le nostre mani (CREATIVITA') , riappropriamoci della sede, dello stile scout.
2° Obiettivo: Essere capaci di testimoniare le nostre scelte
Meta intermedia: Servizio e Buona Azione
Attività: Servizio con i disabili; in parrocchia, ed altre realtà; La B.A. come momento di gioia che si dona agli altri (La genziana = simboleggia la gioia che si dona agli altri);
3° Obiettivo: Visibilità per essere cittadini nel mondo e del mondo
Meta intermedia: Il nostro stile del fare le cose.
Attività: Apertura al quartiere e alla parrocchia, gestione di uno spazio a verde (angolo G. Longo - discesa di Pompei) approntando tavoli e panchine in stile scout, visibilità nel quartiere (magari insieme ad altri gruppi)
Conclusioni
Il progetto avrà scadenza nel 2012, anno in cui si effettuerà il c.e. di gruppo (1) e si verificherà ogni anno oppure quando se ne sentirà l'esigenza.
Gli obiettivi non hanno scadenza ma solo sarà un modo progettuale di lavorare, le attività sono puramente indicative, certamente ogni unità, trarrà i programmi specifici tenendo sempre presente gli obiettivi generali.
( 1 ) potrebbe essere opportuno iniziare a pensarci sin da ora con attività in comune (anche se i ragazzi non lo sapranno)
Comunità Capi
Mani sporche di CORAGGIO
La nostra comunità Capi, ha un grande potenziale a livello di forze e capacità presenti nei singoli capi.
Mani sporche di coraggio vuol dire (adeguandosi allo slogan del P.E.): METTERSI IN GIOCO PER CAMBIARE.
Per fare questo occorre avere “le maniche della camicia rimboccate”.
B.P. scriveva " chi ha la camicia sempre in ordine e sta con le mani in tasca non fa nulla".
La Co.Ca. deve avere il coraggio di scommettere sui giovani.
Quindi:
a) coraggio di rischiare, mettendo al centro del proprio interesse i ragazzi, di sognare con loro i loro sogni e desideri, di fornire loro lo strumento per lasciare il segno del loro passaggio, ma soprattutto il CORAGGIO di ascoltarli.
b) coraggio di relazionarsi con i giovani per accompagnarli ad essere protagonisti nel mondo e del mondo
c) coraggio di servire facendo capire il calore e l'amore delle persone che nel loro niente ti danno tutto,
d) coraggio di accogliere gli ultimi, dell'accoglienza, di amare
e) il coraggio di essere scout e non di fare lo scout
f) il coraggio di fare scelte radicali per cambiare il mondo
g) il coraggio di vivere il quotidiano, il disagio
In concreto:
- Occorre cambiarsi dentro.
- Si vive la Co.Ca. perchè si sta bene con gli altri, perchè si ha voglia di incontrarsi con gli altri, perchè si ha qualcosa da condividere con gli altri
- Occorre passare dalla situazione "Io ho ragione" alla nuova situazione che "anche gli altri possono avere ragione".
- Non bisogna attivare atteggiamenti di apparenza ma di concretezza cercando di motivare le scelte di servizio di tutti e di ciascuno.
Lavoro in Co.Ca.: Il mio essere capo alla luce delle scelte del Patto Associativo;
Il Progetto del Capo: progettarsi per progettare;
Lettura dei regolamenti alla luce di una giusta applicazione ( lo scoutismo si adatta ai ragazzi e non viceversa);
La Fede: iniziale scambio di esperienze di vita quotidiana per scoprire la presenza di Dio e quindi tradurla in percorsi comuni;
La donna e l'uomo che svolge il suo servizio come discepolo, testimone di un SI incondizionato si mette in cammino verso Dio;
Gli atti del Consiglio Generale;
Tutte le proposte formative ed altro provenienti da zona, regione e centrale;
I vari lavori della Comunità capi nel triennio serviranno alla formazione permanente che si garantirà al singolo capo del gruppo.
La presenza in parrocchia sarà in funzione delle iniziative che sposeranno le esigenze e tempi dei capi che sono anche catechisti .
Identikit dell'Uomo coraggioso
L'uomo coraggioso è colui che prende
una decisione seguendo la propria etica
e coerentemente ad essa agisce con costanza.
E' in grado di portare avanti le idee in cui crede con decisione
anche se ciò vuol dire rimanere solo;
ma allo stesso tempo è pronto a rimettersi in gioco
e a cambiare le proprie convinzioni
nel caso in cui si rivelassero sbagliate.
L'uomo coraggioso è colui che vive il coraggio con umiltà
vedendo sempre come fine gli altri, partendo proprio
dalla quotidianità.
Non sempre è il più forte.
L'umiltà del suo coraggio
sta anche nell'ammettere i propri limiti:
è coraggioso anche colui che accetta di essere aiutato
perchè ha un problema.
Le sue scelte sono in ogni caso sempre dettate dall' etica
personale in rapporto all'ambiente in cui vive.
"Qualcuno ha detto che ciò che manca ai giovani è un ambiente.
Ebbene, noi abbiamo un ambiente da proporre loro nello scautismo e nel guidismo, ed è quello che Dio ha messo a disposizione di tutti:
l'aria aperta, la felicità, l'essere utili agli altri."
( B.P.)
a) Premessa:
La comunità capi Messina 13 Fra Santo Domina, dopo aver verificato il progetto scaduto, delinea il nuovo Progetto Educativo partendo da quella che è l’analisi del gruppo.
Nel corso della verifica risulta che non tutti gli obiettivi del vecchio progetto sono stati raggiunti e quelli raggiunti, forse, andavano attenzionati maggiormente.
Dalle origini al futuro vuol dire riscoprire i veri valori dello scautismo per educare i ragazzi a vivere il domani, all'interno o all'esterno dell’Associazione, secondo i valori della PARTENZA.
Vuol dire che occorre educare non alle emozioni (queste passano) ma alle esperienze dalle quali trarre i valori che permettono di vivere nel rispetto di se stessi, del Creatore, del creato e degli altri.
Ogni rover/scolta si ricorda della route fatta, della strada, del dormire in tenda, e conosce il valore della strada dello stare accanto a chi non riesce a camminare, dell'aiutarsi nelle difficoltà.
Queste sono esperienze e valori che si scoprono nella pista che diventa sentiero e infine si trasforma in strada.
a1) Branco
Riaperto dopo un anno di sosta, è composto da 14 bambini/e che provengono l'80% dalla parrocchia di Pompei, (2 provengono da un villaggio collinare).
Tutti sono alla loro prima esperienza con lo scoutismo. Solo 3 sono lupetti hanno qualche anno di lupettismo alle loro spalle. I “nuovi entrati” mostrano notevole interesse ed entusiasmo verso tutte le attività proposte, appartenenti certamente ad un mondo diverso da come solitamente vivono in famiglia o nel sociale.
Sono ben seguiti dalle famiglie di estrazione medio - alta . In alcuni di loro è presente uno spiccato senso di individualismo (protagonismo) che li fa apparire come dei piccoli leader, altri invece possedendo un maggiore attaccamento ai genitori (prevalentemente la figura materna) si affidano ai vecchi lupi.
La ricerca alla singola indipendenza è più marcata da parte di quei fratellini che hanno già fratelli/sorelle maggiori in attività, prendendo loro come riferimento.
a2) Reparto
I ragazzi provengono da più parti della città, anche in questo caso il target sociale è identico ai lupetti e ai ragazzi della branca RyS.
Sono presenti ragazzi con situazioni particolari (genitori separati, orfani di uno dei due..) che hanno , da parte nostra, attenzioni particolari. Situazioni che sono monitorate costantemente. Tra gli stessi coetanei vige una buona dose di “comprensione” che però mai sfocia nella “compassione”. E’ comunque vero che i ragazzi in oggetto sono spesso toccati da un senso di disagio tendente ad insicurezza decisionale.
In questa fascia di età, specialmente dopo i 13 – 14 anni, le caratteristiche di crescita in un ambiente che non è l’adolescenza stile anni ’70, tende ad inficiare – delegittimare la proposta dei capi unità i quali si trovano innanzi a soggetti che hanno poca o scarsa propensione per l’iniziativa autonoma (rivedendosi “forti” nel gruppo). Dimostrano imbarazzo nel giocare (quasi fosse appannaggio assoluto dei più piccoli), uno scarso interesse verso la proposta di fede e poca predisposizione all’ascolto. Quest’ultimo quasi come se la proposta scout fosse paragonata all’ambiente “aula scolastica” di cui i giovani risentono allorquando frequentano classi chiassose, rumorose e… poco ordinate.
La gestione del tempo da dedicare alla vita scout è quasi sempre messa tra le ultime fila della giornata tipo!
a3) Clan – Noviziato
La situazione logistico - familiare è pressocchè simile alle altre branche. I ragazzi provengono da famiglie dal tenore di vita medio - alto.
Spesso i genitori li considerano già “autonomi ed indipendenti”: Sono coloro i quali dimostrano avversione ed ostilità nell’etica del “mettersi in gioco”, del riconoscimento del lavoro (silente) svolto da chi gli sta accanto.
Nell’arco della giornata sono sempre impegnati (a fare cosa?) ma, fortunatamente, nei confronti dello scoutismo hanno un’affezione personalizzata dovuta anche al fatto che sono quasi tutti di provenienza associativa.
La loro presenza nelle varie attività è altalenante per motivi che adducono allo studio e altri impegni omettendo le attività scout alle quali attribuiscono un' importanza marginale per la loro crescita.
Buona parte di loro vivono il rapporto in branca r/s come se fossero un “ gruppo chiuso“ (tipico esempio negativo della società moderna) ed essendo molto uniti non tendono ad evidenziare i personali carismi che, specie nei più grandi, sono vivi e positivi, ma addirittura hanno atteggiamenti omertosi giustificandosi anche davanti ad emblematici comportamenti poco scout
A questo bisogna aggiungere i problemi di fede e di politica. Sono aspetti trainanti del nostro dialogo che trovano condivisione con chi di loro coltiva l'innato spirito di servizio (una minoranza !)
Sappiamo di dover lavorare tanto, siamo sicuri che già il rompere il “gruppo” facendolo assomigliare ad un clan di intenti e solidarietà potrà significare una piccola vittoria avvicinandoli alla scoperta di loro stessi e di chi hanno accanto.
a4) Comunità Capi
Composta da 13 elementi di varie età (dai 22 anni ai 54 anni), formazione sociale (studenti, impiegati, insegnanti) e formazione scout (3 non hanno iniziato l’iter, 4 con CFM, 1 CFA, 5 W.B.).
E' arricchita dalla presenza di capi già “formatori” con molta esperienza teorico–pratica e da ciò ne può scaturire una buona offerta “tutoriale” di trapasso nozioni per i più giovani che da quest’anno hanno “riposizionato i propri zaini” presso il nostro gruppo spinti da quello spirito di servizio permanente presente dal momento della “partenza”.
La voglia di confronto (tra i più ed i meno giovani) che ne scaturisce permette, di affrontare le problematiche che di volta in volta si presenteranno in Co.Ca., in modo costruttivo cercando di risolverle con lo spirito comunitario e nell'ottica della "correzione fraterna".
a5) La parrocchia/territorio
Il gruppo, nel territorio in cui si trova, è circondato da altri tre/quattro gruppi (di cui due abbastanza numerosi). Pertanto la concentrazione di questi comporta anche una certa concorrenza nell'offerta della proposta scout.
In passato la parrocchia ha condiviso poco la proposta scout dell’Associazione, privilegiando più le attività del catechismo, non riuscendo a cogliere che le due cose possono camminare di pari passo, come è avvenuto quest'anno appena trascorso finalmente!! .
La nostra è una Parrocchia che sta invecchiando, pochi sono i giovani, oltre al nostro gruppo c'è solo la Gi.Fra.
Mancano i momenti di incontro comunitari: ci si riunisce per pregare, per le veglie, per le adorazioni e poi......niente; non ci sono incontri fra i gruppi (anche se in passato abbiamo tentato di lavorare in questa direzione ), almeno per sapere quanti siamo cosa facciamo, ecc.
Il territorio parrocchiale è abbastanza vasto dove convivono ricchezza e povertà, mancano aree verdi.
Gli unici spazi ampi che i giovani possono usufruire sono: il San Luigi e i campetti della Parrocchia stessa, i quali però sono sfruttati da ragazzi solo per attività sportive.
In concreto
1° Obiettivo: Riscopriamo il gusto del fare per poter essere persone essenziali domani
Meta intermedia: Impariamo ad utilizzare le nostre mani, a riscoprire i nostri carismi
Attività: Costruiamo con le nostre mani (CREATIVITA') , riappropriamoci della sede, dello stile scout.
2° Obiettivo: Essere capaci di testimoniare le nostre scelte
Meta intermedia: Servizio e Buona Azione
Attività: Servizio con i disabili; in parrocchia, ed altre realtà; La B.A. come momento di gioia che si dona agli altri (La genziana = simboleggia la gioia che si dona agli altri);
3° Obiettivo: Visibilità per essere cittadini nel mondo e del mondo
Meta intermedia: Il nostro stile del fare le cose.
Attività: Apertura al quartiere e alla parrocchia, gestione di uno spazio a verde (angolo G. Longo - discesa di Pompei) approntando tavoli e panchine in stile scout, visibilità nel quartiere (magari insieme ad altri gruppi)
Conclusioni
Il progetto avrà scadenza nel 2012, anno in cui si effettuerà il c.e. di gruppo (1) e si verificherà ogni anno oppure quando se ne sentirà l'esigenza.
Gli obiettivi non hanno scadenza ma solo sarà un modo progettuale di lavorare, le attività sono puramente indicative, certamente ogni unità, trarrà i programmi specifici tenendo sempre presente gli obiettivi generali.
( 1 ) potrebbe essere opportuno iniziare a pensarci sin da ora con attività in comune (anche se i ragazzi non lo sapranno)
Comunità Capi
Mani sporche di CORAGGIO
La nostra comunità Capi, ha un grande potenziale a livello di forze e capacità presenti nei singoli capi.
Mani sporche di coraggio vuol dire (adeguandosi allo slogan del P.E.): METTERSI IN GIOCO PER CAMBIARE.
Per fare questo occorre avere “le maniche della camicia rimboccate”.
B.P. scriveva " chi ha la camicia sempre in ordine e sta con le mani in tasca non fa nulla".
La Co.Ca. deve avere il coraggio di scommettere sui giovani.
Quindi:
a) coraggio di rischiare, mettendo al centro del proprio interesse i ragazzi, di sognare con loro i loro sogni e desideri, di fornire loro lo strumento per lasciare il segno del loro passaggio, ma soprattutto il CORAGGIO di ascoltarli.
b) coraggio di relazionarsi con i giovani per accompagnarli ad essere protagonisti nel mondo e del mondo
c) coraggio di servire facendo capire il calore e l'amore delle persone che nel loro niente ti danno tutto,
d) coraggio di accogliere gli ultimi, dell'accoglienza, di amare
e) il coraggio di essere scout e non di fare lo scout
f) il coraggio di fare scelte radicali per cambiare il mondo
g) il coraggio di vivere il quotidiano, il disagio
In concreto:
- Occorre cambiarsi dentro.
- Si vive la Co.Ca. perchè si sta bene con gli altri, perchè si ha voglia di incontrarsi con gli altri, perchè si ha qualcosa da condividere con gli altri
- Occorre passare dalla situazione "Io ho ragione" alla nuova situazione che "anche gli altri possono avere ragione".
- Non bisogna attivare atteggiamenti di apparenza ma di concretezza cercando di motivare le scelte di servizio di tutti e di ciascuno.
Lavoro in Co.Ca.: Il mio essere capo alla luce delle scelte del Patto Associativo;
Il Progetto del Capo: progettarsi per progettare;
Lettura dei regolamenti alla luce di una giusta applicazione ( lo scoutismo si adatta ai ragazzi e non viceversa);
La Fede: iniziale scambio di esperienze di vita quotidiana per scoprire la presenza di Dio e quindi tradurla in percorsi comuni;
La donna e l'uomo che svolge il suo servizio come discepolo, testimone di un SI incondizionato si mette in cammino verso Dio;
Gli atti del Consiglio Generale;
Tutte le proposte formative ed altro provenienti da zona, regione e centrale;
I vari lavori della Comunità capi nel triennio serviranno alla formazione permanente che si garantirà al singolo capo del gruppo.
La presenza in parrocchia sarà in funzione delle iniziative che sposeranno le esigenze e tempi dei capi che sono anche catechisti .
Identikit dell'Uomo coraggioso
L'uomo coraggioso è colui che prende
una decisione seguendo la propria etica
e coerentemente ad essa agisce con costanza.
E' in grado di portare avanti le idee in cui crede con decisione
anche se ciò vuol dire rimanere solo;
ma allo stesso tempo è pronto a rimettersi in gioco
e a cambiare le proprie convinzioni
nel caso in cui si rivelassero sbagliate.
L'uomo coraggioso è colui che vive il coraggio con umiltà
vedendo sempre come fine gli altri, partendo proprio
dalla quotidianità.
Non sempre è il più forte.
L'umiltà del suo coraggio
sta anche nell'ammettere i propri limiti:
è coraggioso anche colui che accetta di essere aiutato
perchè ha un problema.
Le sue scelte sono in ogni caso sempre dettate dall' etica
personale in rapporto all'ambiente in cui vive.
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