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Ponte: coraggio di fare e di domandare!

 

“ Il 23 Dicembre verrà messa la prima pietra “. Quante volte abbiamo sentito questa frase? Quante volte è passata per bocche di politici o di vicini di casa? Probabilmente tante ma non abbastanza da far scattare nei messinesi la giusta consapevolezza, o l’infantile curiosità, del grande ed infinito progetto tanto pubblicizzato. Se ne parla da troppi anni; forse i nonni che oggi si lamentano sulle loro poltrone sono gli stessi meravigliati ragazzi messinesi che hanno spalancato gli orecchi alla notizia del ponte. Unire artificialmente la Sicilia al resto d’Italia; come se non ne facesse già parte! Parlare e chiedersi del ponte è ormai semplificato dal breve interrogativo “si o no” che probabilmente accontenta il messinese ma, usando termini giusti, lo aiuta a non fare domande. Le risposte della televisione sono esaustive? Noi rover e scolte del Messina 13, sede scout nella parrocchia S.S. Maria di Pompei, abbiamo affrontato la tematica che più di ogni altra dovrebbe interessarci in prima persona ma che, forse, è più cara a tutti coloro che siciliani non sono!La scelta dell’argomento deriva da un ignoranza di fondo circa i dettagli del progetto, superati dalle informazioni generali e dall’eccitazione della novità. Particolari sottovalutati? E’ ammirevole e rappresenta un forte segno di unità nazionale ed europea sapere che, finalmente, il futuro della terremotata Messina è oggetto delle discussioni di ministri, onerevoli e ricchi signori, ma sapere che lo è per il “grande ponte”, sembra tanto una presa in giro. Proprio perché non vogliamo incrementare quella massa di gente su cui fanno leva i bravi oratori, abbiamo deciso di organizzare degli incontri politici, la politica è il semplice atto di confrontarsi, con due scuole di pensiero opposte. “Il bratisismo non è l’unico motivo per gridare NO ponte” dice Antonio Cafeo durante la chiacchierata tenuta presso il monastero di Calvaruso. Le tre ore passate al tavolo, indubbio stancanti, hanno smosso un po’ le nostre coscienze. Tra RFI, ANAS, FINTEMA, regione Calabria, regione Sicilia che gestiscono lo stretto di Messina e tra il presidente dell’Anas Gucci, il ministro delle infrastrutture Lunardi, è stata proiettata una presentazione su power point con immagini, dati e numeri precisi difficili da memorizzare. La scelta del NO al ponte abbraccia il campo socio-economico per lo sperpero di denaro europeo ai fini di un opera “megalitica”( il doppio del ponte sospeso sull’Akashi Kaykyò in Giappone -1991 m) non necessaria per una città come la nostra. Forse ai messinesi piace l’idea di vivere in una “città cantiere” per anni, che certamente non saranno pochi come promesso, o di affacciarsi dal balcone e vedere camion e camion circolare per la città. Si è pronti a tutto questo? “Il ponte” dice Lunardi- “diventa laboratorio e grande occasione per il mondo ingegneristico”. Sincero interesse per domani di Messina? Probabilmente no. Il “no ponte” è ambientalista. Dei grandi piedi da gigante schiacceranno Ganzirri e Torre Faro togliendo ciò che di più bello e antico ha la città, il paesaggio! Questo aspetto,irrilevante per chi lavora nell’economia, non è oggetto di interesse per il SI al ponte. “E’ vero” afferma il presidente del consiglio comunale Giuseppe Previti “probabilmente cancelleremo un pezzo di storia, e ci rincresce, ma lo faremo per una costruzione che guarda al futuro”. L’incontro tenuto nella nostra sede scout, poco dopo il primo, ha mosso in alcuni di noi dei dubbi manifestati con domande ed interventi talvolta provocatori. Qualcuno ha esordito dicendo di “non scherzare con la natura; lei si potrebbe ribellare!”. Andare contro qualcosa di più grande non elude lo scontro e il brusco impatto successivo. Paragone azzardato, a noi parso quasi coincidente, è forse la sfida musicale tra lo zotico satiro Màrsia e il dio Apollo; uno suonò il flauto prodigioso di Pallade Atena, l’altro la cetra. Conoscete il mito greco? Apollo, per punire la tracotante presunzione del satiro, lo appese ad un ramo d’albero e lo scorticò vivo. Le motivazioni dateci dall’esponente del SI al ponte sono incentrate sulla possibilità di una rinascita economica della città, grazie a cui poter migliorare i collegamenti ed il trasporto ferroviario e gommato con l’Italia e con l’estero. Alcuni di noi si sono chiesti: “ma perché non risanare, prima, tutta la città per poi fare il ponte? ”. La risposta è stata secca e breve – “i fondi stanziati sono per tale progetto; facendo prima il ponte sarà possibile fare tutto il resto”. Ciò che emergerà sarà “la città del ponte” e non “Messina con il ponte”. Questo, letto superficialmente, non ha alcuna differenza ma in realtà traspare bene il concetto di non necessaria imminenza del ponte. Tra di noi c è chi ritiene il progetto un potenziale mezzo economico che, tuttavia, non costerebbe più dell’ expo di Milano. Dalle parole del Sig. Previti è emerso un aspetto piuttosto interessante, non sottolineato prima, circa l’abbattimento delle società private che gestiscono le ferrovie a favore di enti pubblici e migliori. La preoccupazione, forse tra le più forti, è quella di diventare una città dipendente da Catania, più organizzata e mobilitata. “Vogliamo dare un’attrazione seria ai turisti di tutto il mondo” sostiene il presidente Previti - “non saremo più l’ultima città d’Italia”. Non tutti siamo dello stesso parere e non prendiamo una posizione estremista; crediamo giusta un attenta valutazione del progetto che probabilmente cambierà la nostra città. Attraverso l’articolo vogliamo in qualche modo sensibilizzare il lettore, che sia uno studente, un genitore, un impiegato statale. Vogliamo aiutare il messinese a porsi delle domande, a cercare soprattutto delle risposte. Non vogliamo il cittadino smarrito che si fa convincere da ciò che dice e pubblicizza la “scatola magica”. La televisione non serve poi a molto. Se voi lettori foste dei cittadini milanesi, torinesi, genovesi, padovani, cosa direste del ponte in una città che non è la vostra?

 

 

 

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